Mi reputo una persona curiosa, quando per curiosità intendo quella buona, che non ruba attimi di vita, ma che ti tiene sveglia la notte con pensieri più fondi del nero e che di giorno ti fa stare col naso all’insù a rischio di sbattere i piedi contro i sassi e il muso contro il muro.
Curiosa per amore di conoscenza, attratta da tutto ciò che è singolare, insolito, o semplicemente sconosciuto, ma al tempo stesso fortemente attaccata alla normalità e alla tradizione.

I pensieri migliori arrivano nei momenti più improbabili, legati chissà a quale filo sottile, come un inciampo o uno scoppio, mentre ricaccio i pollini sotto il portico o litigo con le formiche che assediano le finestre. Li lascio passare, un po’ come si fanno passare degli ospiti inattesi, con quella gioia mista a stupore, irritata, anche se in maniera quasi impercettibile, perchè quasi certamente a fine chiacchierata avrò dimenticato molte delle parole che avrei voluto scrivere nero su bianco.
Se credessi un po’ di più all’astrologia, sarebbe facile spiegare, per un segno di terra come il mio, tutta quest’aria tra i capelli che mi porto dentro da sempre.




















