On air: “Simply couldn’t care- Tracey Thorn”

“Ho bisogno di conoscere la storia di un alimento. Devo sapere da dove viene. Devo immaginarmi le mani che hanno coltivato, lavorato e cotto ciò che mangio.” – Carlo Petrini
La stanza da bagno di nonna profumava di borotalco: l’aria satura di vapore e schiamazzi, in un attimo sembrava inondata di minuscole stelle bianche dal potere ipnotico.
Agosto, con le sue sere che sembravano rubare minuti preziosi all’estate, non riusciva a scalfire l’allegria di quei pomeriggi: c’erano sentieri da percorrere fino al laghetto, fili su cui dondolarsi, animali da inseguire. Spesso il nostro tempo era banalmente speso a osservare il nonno che puliva le aiuole nell’orto, un giro intorno alla casa e poi di nuovo con lo sguardo lì, tra il verde e la terra, incantate dai movimenti rapidi e decisi di quelle braccia ossute che la guerra e la genetica avevano plasmato negli anni.

Amo le coincidenze, sono attimi preziosi da riguardare al rallentatore.
Alcune cose non hanno bisogno di spiegazioni, nemmeno se si tratta di imprevisti che increspano l’aria e aggiungono sale ai giorni più caldi.

Le cene d’estate si allungavano come certe ombre dietro l’orizzonte, mio padre, a piatto finito, si precipitava nel suo orto, come se da qualche parte, tra la corteccia e i fusti verdi, ci fosse un antidoto contro l’infelicità.