On air:”Depreston- Courtney Barnett”
Le ore più calde dell’estate passavano lente sotto quel balcone, dense come il miele, scivolavano come acqua nelle fessure del terreno.
Io arrangiavo il tempo ridisegnando i contorni delle colline con le dita, seduta a testa in giù sul divano tiepido, in cerca di nuove prospettive.
Non appena la lancetta superava il numero tre sul quadrante dell’orologio, la quiete lasciava lo spazio alla frenesia, alle scale scese a rotta di collo, alle pedalate senza mani, ai tuffi nell’erba alta: la felicità, o quello che più gli assomiglia, stava nella nostra libertà, in quella mancanza di programmazione, che ci rendeva padroni del nostro tempo e dei pomeriggi spesi a non fare nulla se non a compiacere la nostra età.

N.1. ha rubato il libro dallo sgabello della cucina, strappandolo da dove lo avevo appoggiato mentre preparavo il nostro pranzo veloce del mercoledì, e dall’alto dei suoi otto anni suonati ha esordito con un “Mi prepari questa mamma?!”.
Ho sempre pensato al termine “ultimo” come a una parola carica di significato positivo.
I colori delle nostre domeniche fuori porta erano il verde e il bianco, gli stessi degli scacchi sulla coperta che usavamo per coprirci o per sdraiarci, quando l’erba era ancora umida, erano l’arancio del thermos a cui correvamo con la gola che bruciava, dopo un liberatorio “per tutti!”, o il rosa delle mie gambe scoperte da poco, ancora immacolate dalle scivolate sui sassi.
I pensieri migliori arrivano nei momenti più improbabili, legati chissà a quale filo sottile, come un inciampo o uno scoppio, mentre ricaccio i pollini sotto il portico o litigo con le formiche che assediano le finestre. Li lascio passare, un po’ come si fanno passare degli ospiti inattesi, con quella gioia mista a stupore, irritata, anche se in maniera quasi impercettibile, perchè quasi certamente a fine chiacchierata avrò dimenticato molte delle parole che avrei voluto scrivere nero su bianco.
Verde come l’erba che cresce inclemente tra una pioggia e l’altra, come le ciliegie sdraitate sui rami, come la calma che regala il bosco la sera, quando cala la luce e tutti i passanti, tutte le biciclette lasciano spazio al silenzio.