On air:” These arms of mine- Otis Redding”
Ho sempre amato il rientro a scuola, quei tre mesi che mi separavano dai compagni, fatta eccezione per qualcuno, erano un tempo illimitato, lunghissimo, che si traduceva nel biondo carico delle ciocche che incorniciavano il viso e nella speranza un po’ frivola, che qualcuno si ricordassse del mio compleanno appena passato.
I muscoli tesi delle gambe sulla prima salita, l’attesa sul piazzale, le corse dietro gli autobus, il profumo dei quaderni ancora intatti.


Amo le coincidenze, sono attimi preziosi da riguardare al rallentatore.
Alcune cose non hanno bisogno di spiegazioni, nemmeno se si tratta di imprevisti che increspano l’aria e aggiungono sale ai giorni più caldi.
Le cene d’estate si allungavano come certe ombre dietro l’orizzonte, mio padre, a piatto finito, si precipitava nel suo orto, come se da qualche parte, tra la corteccia e i fusti verdi, ci fosse un antidoto contro l’infelicità.
Ho sempre pensato al termine “ultimo” come a una parola carica di significato positivo.