Nel periodo tra novembre e dicembre, il tavolo della vecchia cucina veniva dichiarato “zona di guerra”.
Nessuno oltre alla sottoscritta poteva accedervi: io me ne stavo lì nascosta, dietro una trincea di nastri di raso e di fili di spago. Le forbici da sarta erano lo strumento più prezioso, da custodire con attenzione e da usare solo con la dovuta cautela.
Prima di finire sparpagliate sulla tavola di formica, le vecchie carte venivano lisciate con cura, i materiali venivano scelti e alla fine dei pomeriggi la stanza sembrava un vero e proprio campo di battaglia, dove non risultava ben chiaro chi fossero i vinti e i vincitori.

Mario è entrato deciso, con quell’aria di chi in un luogo sente tutta la familiarità e il calore, con il volto rilassato di chi sta ritornando, di chi ha ancora la buona abitudine di lasciare un buongiorno insieme al suo sorriso.
“L’eccessivo valore che diamo ai minuti, la fretta, che sta alla base del nostro vivere, è senza dubbio il peggior nemico del piacere.” H. Hesse
Ci si abitua in fretta al quotidiano, un po’ come si misurano i passi sulle scale, non servono gli occhi per sapere dove si va, si segue l’istinto, si ascoltano i battiti, quasi si suonasse una musica silenziosa, intima, privata.