On air:”Candy- P.Nutini”
Il bosco a luglio è una signora dai fianchi generosi, lascia la porta socchiusa e ci invita a entrare.
I sentieri si stringono, le coste sembrano quasi baciarsi tanto sono vicine tra loro, le curve si confondono, ogni angolo sembra assomigliarsi, mentre il ricordo invernale di quel ciglio pressoché nudo fatica a ritrovarsi dentro a tutte quelle tonalità di verde.


Le cene d’estate si allungavano come certe ombre dietro l’orizzonte, mio padre, a piatto finito, si precipitava nel suo orto, come se da qualche parte, tra la corteccia e i fusti verdi, ci fosse un antidoto contro l’infelicità.
Le ore più calde dell’estate passavano lente sotto quel balcone, dense come il miele, scivolavano come acqua nelle fessure del terreno.
N.1. ha rubato il libro dallo sgabello della cucina, strappandolo da dove lo avevo appoggiato mentre preparavo il nostro pranzo veloce del mercoledì, e dall’alto dei suoi otto anni suonati ha esordito con un “Mi prepari questa mamma?!”.
Ho sempre pensato al termine “ultimo” come a una parola carica di significato positivo.
I colori delle nostre domeniche fuori porta erano il verde e il bianco, gli stessi degli scacchi sulla coperta che usavamo per coprirci o per sdraiarci, quando l’erba era ancora umida, erano l’arancio del thermos a cui correvamo con la gola che bruciava, dopo un liberatorio “per tutti!”, o il rosa delle mie gambe scoperte da poco, ancora immacolate dalle scivolate sui sassi.