Un nuovo anno è una valigia vuota da riempire, un viaggio da immaginare.
C’è tutto lo spazio di cui abbiamo bisogno, nulla di certo, le possibilità sono infinite esattamente quanto lo sono i colori, quelli che ci piacciono di più.
E in questo spazio possiamo portare tutto quello che serve a mantenere alto il sorriso: c’è qualche calza di lana spessa per riparare i piedi dai freddi più rigidi, un’agenda, quasi sicuramente nera, consunta, con le pagine raggrinzite per colpa di qualche bicchiere cadutole accanto. C’è un libro nuovo da sfogliare e una sciarpa che trascina nelle sue maglie il profumo di com’eravamo.
Pochi abiti e molta vita, questo è il mio bagaglio ideale: un insieme di speranze e di pensieri infilati in ogni angolo della valigia, chiusi dentro la zip, pressati più che si può.

Copenhagen con me aveva già vinto la scommessa ancor prima di partire. Facile, forse, per una che al posto degli occhi si ritrova con due serbatoi da riempire d’aria e di paesaggi, ma non così scontato come si possa credere, perchè immaginare un viaggio e sognarlo a lungo può creare aspettative troppo alte.