On air: “Agosto- Perturbazione”
Amo le coincidenze, sono attimi preziosi da riguardare al rallentatore.
La moneta sui gradini che scendono verso la grotta di Byron, quelle stelle così simili alle luci sulla collina, la stessa che mi ha tenuta qui, inaspettatamente, l’istante di quel settembre in cui sono inciampata nel tuo sorriso.
Faccio rewind, rileggo le lettere, mi fermo, mi ritrovo: in quegli attimi che hanno cambiato pezzi della mia vita c’è qualcosa di più del semplice fluire del tempo. Immagini sfocate, quasi evanescenti, che sono la somma di me e di tutte le estati passate.

Alcune cose non hanno bisogno di spiegazioni, nemmeno se si tratta di imprevisti che increspano l’aria e aggiungono sale ai giorni più caldi.
Ho sempre pensato al termine “ultimo” come a una parola carica di significato positivo.
I colori delle nostre domeniche fuori porta erano il verde e il bianco, gli stessi degli scacchi sulla coperta che usavamo per coprirci o per sdraiarci, quando l’erba era ancora umida, erano l’arancio del thermos a cui correvamo con la gola che bruciava, dopo un liberatorio “per tutti!”, o il rosa delle mie gambe scoperte da poco, ancora immacolate dalle scivolate sui sassi.
