L’estate sembra così lontana alle porte di marzo: i nostri piedi sporchi di terra, il sole arancio sulla pelle, i pomeriggi distratti in giardino sono ricordi sbiaditi, ma la verità è che quelle patate coi germogli tirati verso la luce, parlano più dell’estate che di questa stagione ormai agli sgoccioli.
La dispensa, alla fine dell’inverno, è lo specchio di ciò che sembra dimenticato: come la bocca sorridente e sdentata di un bambino, offre il poco che conserva ancora senza accennare la minima disperazione. Si svuota, ma senza allarmi, consapevole che una stagione più gentile è già dietro l’angolo.

Il volto umano non mente mai: è l’unica cartina che segna tutti i territori in cui abbiamo vissuto.


Le cene d’estate si allungavano come certe ombre dietro l’orizzonte, mio padre, a piatto finito, si precipitava nel suo orto, come se da qualche parte, tra la corteccia e i fusti verdi, ci fosse un antidoto contro l’infelicità.